twitter search avanzata

La ricerca di Twitter, le sue novità e le presunte schedature (spiegate bene)

Su questo blog non riporto quasi mai le notizie in tempo reale.
Mi piace stare sul pezzo, e con le liste e Tweetdeck non mi sfugge quasi niente, ma mi piace osservare il fenomeno del lancio delle news fatto dai social-media-cosi™ e dai quotidiani .
Se nei primi l’eco dei blog americani si riflette abbastanza bene, dove per bene intendo gli articoletti brevi che ci accontentiamo di leggere e condividere, il meglio arriva dai lanci dei quotidiani online italiani.

Nella foga di dover tradurre e rilanciare la novità, infatti, succedono due fenomeni molto rari nella stampa italiana(AHAHAH!):
– i titoli si trasformano in proclami sensazionali
– le informazioni ordinarie diventano storie da panico, dove scompaiono tutti quei dettagli che basterebbero a confutare la storia stessa.

Così accade qualche giorno fa alla notizia che Twitter ha abilitato la possibilità di ricercare tutti i tweet dal 2006 (anno della sua nascita) ad oggi, migliorando l’organizzazione dei suoi archivi e il motore di ricerca interno.

Ecco il tweet ufficiale:

Dalla lettura del post, un pezzo tecnico che entra nel dettaglio di come è stato implementato il servizio di ricerca, emergono però alcuni punti salienti:

  • su Twitter, dalla sua nascita ad oggi, sono stati condivisi centinaia di miliardi di tweet
  • fino ad oggi la ricerca era molto forte sulle ultime notizie e sui tweet in tempo reale, in linea con la natura della piattaforma
  • la nuova infrastruttura di archiviazione e ricerca permette di raggiungere anche i tweet più vecchi, da sempre archiviati in Twitter, ma difficili da reperire.

Mentre digerivo la notizia e l’utilità di avere una macchina del tempo interna, la stampa nostrana però si affrettava a rilanciare con strane letture critiche.

Così su La Stampa leggo:

Twitter sfida Google, si possono cercare tweet dal 2006

Twitter sfida Google? E dove starebbe scritto?
E soprattutto, perché? Visto che Google è dal 2011 che non indicizza quasi per niente i tweet, ovvero da quando il servizio di Real Time Search è stato dismesso?
Questo servizio si basava in gran parte su un accordo tra le due aziende, terminato quando Twitter ha deciso di chiudere il “tubo diretto” da cui Google prelevava i tweet.

Allora, giornalista de La Stampa, perché devi mettere in mezzo una cosa che già da anni Twitter non si fila? Hai mai cercato con Google, non dico i tweet, ma qualcosa per verificare che quello che scrivi va oltre la semplice associazione di idee?

Vabè – mi dico – andrà meglio altrove.

E in effetti 24 ore dopo RaiNews.it si è presa del tempo per trovare il vero punto della faccenda.
E titola:

“Twitter: quei 140 caratteri sono per sempre. Tutti schedati dal 2006 a oggi.”

Secondo il notiziario online della Rai è una questione di libertà. O di semi-libertà, visto che:

“Ciò che è scritto resta, dunque, anche su Twitter dove troppo spesso si ha l’illusione di poter commentare in libertà.”

Ma davvero?
In effetti tutti su Twitter credevano che, fino ad oggi, le cose scritte scomparissero nel famoso buco-nero-del-web.
In effetti tutti credevano che le nostre parole in libertà non fossero già osservate, archiviate, utilizzate.

Fino ad oggi Twitter è stato un modo libero e senza controllo!
Basta leggere i termini di servizio e l’informativa sulla privacy per averne conferma.

Ops, forse è quel pippone che nessuno legge quando si iscrive ad un servizio online? Eh sì, e credo che neanche alla Rai abbiano avuto voglia di leggerlo, per sicurezza, prima di farci un articolo allarmista.

Un aiutino?

Ogni informazione trasmessa dall’utente a Twitter sarà soggetta all’Informativa sulla Privacy, che regola la raccolta e l’utilizzo dei dati dell’utente. Con la fruizione dei Servizi, l’utente fornisce il proprio consenso alla raccolta e all’utilizzo di tali dati (come stabilito nell’Informativa sulla Privacy), ivi incluso il loro trasferimento negli Stati Uniti e/o in altri paesi, ai fini della loro memorizzazione, elaborazione e utilizzo da parte di Twitter.

Mi sta dicendo che Twitter ha da sempre memorizzato i miei dati, i contenuti e le mie informazioni?
OMG! Ma allora siamo sempre stati schedati!

La nostra impostazione predefinita è quasi sempre quella di rendere pubbliche le informazioni che fornisci finché non le elimini da Twitter. […] Quando condividi informazioni o contenuti quali foto, video e collegamenti tramite i Servizi, dovresti prestare attenzione alle informazioni che rendi pubbliche.

La faccenda si fa preoccupante, ma forse la Rai ha preso una svista, mi dico.
Forse un gattino è caduto sulla tastiera e ha digitato “da oggi tutti schedati“.

Invece la catena di rimandi sul twitter-controllo e le schedature di massa continua inesorabile e oziosa, come succede nella buone agenzie italiane.
Fino ad arrivare a Repubblica.
Qui una firma illustre ed edotta scrive:

Forse si tratta di una definizione da settimana enigmistica?
Allora la risposta la so, 11 lettere: bellacazzata. O forse: saichenovità.

Ma purtroppo no, è un articolo di Repubblica che vuole dare una chiave di lettura seria – sociologica – di una notizia tecnologica.
E sostiene: ben venga per storici, linguisti, semiologi che vengono “tramortiti” dalla mole di materiale. Ma

“I privati cittadini avranno invece qualche aggiuntiva ragione di inquietudine. Credevano di aver cinguettato in santa pace, contavano sulla naturale obsolescenza delle loro succinte sciocchezze in TimeLine.”

E invece, poveri noi:

Purtroppo la decisione non è in mano alla ponderazione dei comitati etici […] Le agenzie che decidono […] fanno più o meno quel che vogliono.

Accidenti, ma allora è proprio vero che ci schederanno tutti?!
Lascio la parola al commento dell’amico @bermat:

perché invece voglio soffermarmi su alcuni aspetti più gravi e importanti.

Forse i comitati etici a cui pensano i giornalisti di Repubblica sono gli stessi che li legittimano a costruire i tweet a tavolino, creando dei mashup ad hoc, come in un vecchio caso che coinvolgeva due care compagne, in occasione della manifestazione a Roma del 15 ottobre 2011?

repubblica-tweet-costruito

Oppure sono quei comitati etici che, durante la stessa occasione, inventavano interviste esclusive e invitavano a inviare fotografie al giornale per identificare i manifestanti “violenti” anche detti “black bloc”?

Una raccolta di fotografie caricate sui social network dai manifestanti del 15 ottobre per aiutare le forze dell’ordine a individuare i responsabili dei gravi fatti di violenza avvenute nel centro di Roma

E questa, cara La Repubblica, non è forse – come piace dire a te – un bella schedatura extra, senza termini di servizio se non il presunto diritto alla delazion…ehm informazione giornalistica?

Come vedi, caro Bartezzaghi, la rete ha da sempre una buona memoria e sapere chi siamo è il suo modus d’esistere.

Per esempio, archives.org si ricorda che la prima versione del tuo articolo era questa, ma poi per fortuna hai aggiunto la parte sui comitati etici.

E pensa, che la rete si ricordava già tutti i tweet. E lo faceva prima che Twitter lanciasse il suo nuovo motore di ricerca, semplicemente usando degli strumenti di terze parti come Topsy.
Pensa che se ne parlava nel 2013 e io ne scrivevo in questa guida dove spiegavo che è molto semplice rintracciare tutti i tweet dal 2006, visto che Topsy è una delle 5 grandi aziende che hanno accesso al “tubo diretto” di Twitter tramite cui archiviare i tweet.

Ma non importa per la svista tecnologica.
Mi interessa di più che la rete abbia buona memoria sulla miseria dell’informazione e su quanto non ne abbiamo bisogno per sentirci degli utenti web più sicuri della nostra libertà di espressione.
Mi interessa di più che le persone si ricordino che non è di oggi né di domani la perdita di una presunta libertà: il controllo in rete esiste già, nelle forme più molteplici che possiamo ri-conoscere.


Come usare la ricerca avanzata di Twitter

Visto che questo è anche un blog tecnico, ti lascio in breve anche qualche indicazione su come utilizzare la ricerca avanzata di Twitter.

La nuova infrastruttura permette effettivamente molti utilizzi, di analisi, di studio, di recupero delle discussioni, delle fonti e delle informazioni; e il fatto che sia interna a Twitter semplifica tantissimo le operazioni .

Il metodo più semplice, infatti, è proprio utilizzare il modulo di ricerca avanzata di Twitter, da compilare secondo le ricerche che si vogliono fare.

Se preferisci smanettare, esistono tutta una serie di operatori da inserire direttamente nel classico box di ricerca che ti permettono di filtrare esattamente le stesse cose.

Ti lascio qui la tabella che andrò a spiegare nel dettaglio in un altro post.
operatori-ricerca-twitter

valijolie

Scrivo, twitto e studio. Per destituire il marketing e riprendermi le parole.